Padre Agostino da San Marco in Lamis

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Padre Agostino da San Marco in Lamis insegnava teologia nel convento di Serracapriola, qui conobbe il giovane Frà Pio e divenne suo padre spirituale.
Padre Agostino raccolse nel suo Diario le lettere in cui, Padre Pio confidava i segreti della sua anima.

Egli seguì il giovane frate nei lunghi anni della misteriosa malattia. Un segreto che Padre Pio non poté rivelare allo stesso direttore spirituale: “Padre, non posso dire la ragione per cui il Signore m’ha voluto a Pietrelcina; mancherei di carità”. Padre Agostino nel Diario scrive: “La malattia era misteriosa, come misteriosa la permanenza a Pietrelcina”.

A Venafro Padre Agostino fu testimone di fenomeni soprannaturali, vessazioni diaboliche ed estasi che sconvolgevano lo spirito e il corpo di Padre Pio. Il maligno appariva a Padre Pio nelle vesti di un carnefice che lo flagellava, o nelle sue vere fattezze, orribili, con un esercito di spiriti infernali, alle volte, senza apparirgli, gli sputavano in faccia, lo straziavano con rumori assordanti. Il padre annotava nel suo Diario questi episodi che duravano al massimo un quarto d’ora, ed erano ordinariamente e immediatamente seguite dalle apparizioni di Gesù, della Madonna, dell’Angelo Custode e di San Francesco. Testimone di quelle estasi, delle aspirazioni, delle invocazioni, dei lamenti, delle gioie di Padre Pio mentre dialogava con l’Invisibile, Padre Agostino annotava fedelmente quello che vedeva.

Padre Agostino seguì il frate di Pietrelcina, nel suo cammino di uomo di Dio, scelto da Dio per “essere aiutato nel grande negozio dell’umana salvezza”. Gli fu vicino, quando la malattia lo costrinse a tornare a Pietrelcina, quando fu ordinato sacerdote, quando celebrò la sua prima messa nella chiesa parrocchiale. Padre Pio, tra il 5 ed il 6 agosto del 1918, visse un “periodo di superlativo martirio” in cui ricevette il dono mistico della trasverberazione. L’umile frate si sentiva smarrito e confuso, poiché giudicava questo fenomeno come una punizione divina. Padre Agostino gli diede conforto e lo aiutò a capire la vera natura del dono mistico. In una lettera del 24 agosto 1918 gli aveva scritto: “Gesù dalla sera del 5 sino alla mattina del 6 agosto ridiede un’altra prova del suo amore speciale. La ferita spirituale di quel celeste personaggio è il pegno dell’amore di Dio per te.”

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